Infanzia Violata

I bambini, abusati e sfruttati, ritratti nelle immagini pedopornografiche non possono chiedere aiuto; sono ridotti al silenzio perché schiavi di un mercato che li priva della loro libertà. La loro unica possibilità è che qualcuno si accorga di loro. L’abuso sessuale di un bambino ha, già di per sé, gravi implicazioni per lo sviluppo psico-fisico della piccola vittima: l’esperienza dell’abuso cambia la sua vita, modifica il suo mondo interno, altera le sue relazioni con gli adulti e con i coetanei. Il bambino è coinvolto in attività sessuali inappropriate al suo livello di sviluppo e, quindi, non pienamente comprensibili. Tali esperienze si realizzano nell’ambito di una relazione asimmetrica che pone il bambino in una posizione di sudditanza psicologica rispetto all’adulto. È in questo scenario che mette le radici l’estrema difficoltà del bambino di rivelare gli abusi; è qui che nasce il silenzio. Anche il mondo degli adulti, spesso, rimane in silenzio davanti a una realtà tanto disturbante come quella dell’abuso infantile; un bisogno di non vedere, di non sapere, di non pensare, che rinnova la solitudine e l’impotenza del bambino rispetto al suo dolore. Sono tutti questi silenzi che nascondono e perpetuano gli abusi. Alle gravi conseguenze dell’abuso sessuale subito, si aggiunge la consapevolezza della registrazione della violenza che aggrava e prolunga la vittimizzazione del bambino. La circolazione delle immagini di abuso per un tempo potenzialmente indefinito attraverso la rete internet perpetua la memoria della violenza subita fino a che l’immagine esiste. I bambini abusati e sfruttati hanno, in primo luogo, bisogno di essere sottratti alle violenze per potere poi essere accompagnati in percorsi di assistenza terapeutica che li aiutino a superare il trauma dell’abuso e dell’essere stati filmati mentre ne erano vittima. L’efficacia di ogni intervento si misura, quindi, dal numero delle vittime che riescono a essere identificate, sottratte all’abuso e avviate a un graduale recupero.

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