Gli abusi sessuali sui bambini sono sempre esistiti. Sono cambiati i valori, la cultura e la sensibilità della società civile nei confronti dell’infanzia; sono cambiate le leggi. Ciò che non è mai cambiato è il silenzio. Il silenzio delle piccole vittime, oggi come ieri imprigionate da ricatti, vergogna e inganni. Il silenzio di tutti quegli adulti che potrebbero vedere ma si rifiutano di credere. Troppo difficile gridare per un bambino abusato; troppo difficile accusare il proprio carnefice, soprattutto se ha il volto di chi ami. Troppo difficile per tutti gli altri ascoltare la paura, il tradimento, l’orrore. Ma non era ancora abbastanza. Il fondo lo abbiamo toccato quando, oltre ad usare violenza sui bambini, li abbiamo resi merce da vendere al mercato della vergogna; quando la diffusione delle nuove tecnologie ha permesso di “documentare” con foto e video gli abusi sessuali e di trarne guadagno. E oggi, che le prove del peggiore crimine che l’uomo possa commettere sono sotto gli occhi di tutti, diffusi sulla rete internet, attorno a quest’infamia c’è ancora soltanto silenzio. Silenzio sui 49.393 siti che testimoniano le enormi proporzioni raggiunte dalla pedofilia in internet nel 2009. Ancora ridotti al silenzio i bambini utilizzati per produrre le immagini che sono la prova evidente degli abusi, ne fissano il ricordo e li amplificano all’infinito, perpetuando dolore e umiliazione: sapere che chiunque può assistere alle violenze subite e trovarlo eccitante rinnova l’offesa e rende ancor più difficile, per le piccole vittime, chiedere aiuto. Sempre spaventosamente silenziose le coscienze di chi non interviene a interrompere questa moderna strage degli innocenti e per ignoranza, paura o interesse, preferisce pensare che basti cercare di proteggere i propri bambini dalle insidie di Internet, senza occuparsi di quelli che sono schiavi di un mercato criminale di impensabili proporzioni e inimmaginabile ferocia. In questo assordante silenzio, la voce di Telefono Arcobaleno vuole essere la voce di questa infanzia muta e negata; vuole dare parole a ciò che nessuno vorrebbe vedere ma che deve essere raccontato, perché tutto questo silenzio si trasformi in milioni di grida, di rabbia, di indignazione, di dolore. E perché ci sia qualcuno che le sappia ascoltare.
